Molly. Questioni Di Apparenze.

La Creepy Hollow Haunted House è un parco tematico sito in Texas. Il tema scelto è l’horror dunque si tratta di una vera e propria casa degli orrori. Tale parco riscuote notevole successo negli Stati Uniti ed ha ispirato case con simili tematiche in tutto il mondo, anche in Italia.

Si tratta di una vera messa in scena horror dove il protagonista è il visitatore!

Non bisogna dunque meravigliarsi se alcuni collaboratori del parco si sono dilettati in alcuni cortometraggi tra i quali, oggi, viene posta l’attenzione su Molly.

E’ l’insieme di tutti gli elementi a rendere particolare questo stesso cortometraggio.

I fitti alberi che la circondano quasi impediscono al sole di raggiungere quella casa dal comunissimo intonaco bianco e grigio e dalle finestre che affacciano sul suo curato giardino.

Quando tutto è troppo ordinato c’è sempre qualcosa che, per riportare l’equilibrio, deve gettare lo spettatore nel caos. L’apparenza molto spesso inganna ed è da tutto ciò che viene fuori il senso di ansia che fa da padrone in questo corto.

molly

Una delle scene principali del cortometraggio

Molly gioca riponendo piccole sculture di legno nella sua casetta delle bambole, ma sembra inquieta. Il suo corpo trema, è pallido, i suoi capelli sono unti e lisci, sporchi e biondi e le arrivano a stento sulle spalle. Anche le sue mani tremano. E’ tesa, appare quasi nell’autismo più completo o quantomeno provata, spaventata. Al suo fianco una carrozzina ed al suo interno una bambola, anch’essa pallida ma scura. Non le somiglia ma è altrettanto trascurata. Molly non le rivolge le dovute attenzioni, anzi eccola che si dondola sull’altalena. Sarà uno dei suoi passatempi preferiti, e da lì può vedere la casa bianca, scenario di un qualcosa di perverso, violento.
Voci di altri bambini sembrano sussurrare il suo nome come se non fosse sola e lei… lei non può rispondere a quel richiamo: ha la bocca cucita.

L’ansia e l’angoscia che riesce a trasmettere Molly con il suo corpo ed i suoi gesti mi hanno riportato alla mente la stessa ansia che mi ha trasmesso “The Orphanage (2007)” dove il piccolo Tomàs è costretto ad indossare una maschera a causa della deformazione del suo volto.

Corre Molly, corre veloce ma poi perde il suo coraggio e sviene. 
Torna ad essere intrappolata tra gli alberi che non permettono la luce. Ha una maschera che le copre il viso, non ha più la pelle: lo scheletro della mandibola coincide con la fine della maschera.
Ha un nuovo giocattolo Molly, un’altra statuina di legno. Va verso il sole e non ha più i suoi sporchi capelli biondi, ora ha scuri capelli che spettinati cadono giù oltre le spalle.

Come ne “I segni del male (2007)” dove la piccola Loren viene proposta come la fanciulla contro la quale puntare il dito per i disagi avvenuti nella piccola città di Haven, anche in Molly la fanciulla infine si dimostra il centro dei propri dispiaceri cambiando il suo aspetto nell’ultima scena.

Quando tutti puntano il dito contro un bambino è naturale, da parte dello spettatore, prendere le sue difese; così accade ne I segni del male come accade in Molly. Nel momento in cui ci si rende conto che sono proprio quelli che avevamo difeso ad essere malvagi a causa di qualcosa di sovrannaturale, tutto cambia e l’odio prende il sopravvento. Non l’odio verso chi avevamo difeso (in questo caso le due bambine), ma verso chi ha continuato a far loro del male, nonostante siano, esse stesse, l’impersonificazione del male stesso.

Il mistico si lega alla follia e alla violenza dell’uomo.

Le vittime sono sempre i bambini, la scena non cambia.

E Il male, ne assapora l’innocenza.

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