FLU. Zombie a Livorno.

Come ben sapete non amo recensire cortometraggi italiani. Spesso per la superficialità con cui vengono realizzati e altre rare volte per le trame ben poco commerciali e commercializzabili.

Ma a quanto pare, Livorno, sembra essere diventata la culla delle nuove promesse del cinema.

Questa città costiera, patria di pirati e prostitute, sembra che abbia tirato fuori le unghie pronta a graffiare la pellicola.

Vi avevo già parlato del Cortometraggio “Suspensum” che proprio in questi giorni sta cavalcando le onde francesi di Cannes allo “Short Film Corner“. Non essendo del genere del blog non vi ho parlato di un altro cortometraggio girato da un altro regista livornese, Simone A. Tognarelli, che con il suo “A New Born” è giunto anch’esso a Cannes, sempre allo “Short Film Corner“… ma questa è un’altra storia…

Oggi volevo presentarvi un cortometraggio horror, vincitore del premio “Miglior Cortometraggio” al “Fi-Pi-Li Horror Festival 2015” kermesse a tema horror svoltasi a Livorno meno di un mese fa, girato da un altro giovane film-maker labronico: Mattia Querci.

Ecco a voi il suo FLU:

Partiamo con l’analisi del corto:

Trama: quello che mi ha colpito in primis è stato proprio il tipo di horror a cui si associa: è un cortometraggio di zombie. La sua semplicità, chiamiamola anche banalità della trama, fa di FLU un prodotto perfettamente commerciabile. E’ una sceneggiatura che senza tante seghe mentali arriva al punto. Non aspettatevi Mind-Fuck, simbolismi alla Lars Von Trier o colpi di scena. Non ce ne sono. Ed è proprio quel target su cui investono le grandi case di produzione americane degli ultimi anni. Dimenticatevi gli Zombie di Romero, con la camminata lenta e dondolante. La malattia che affligge questi non-morti è una specie di rabbia e gli istinti primordiali della fame si svegliano amplificati a livelli smisurati. Geniale la trovata finale del riferimento al Morbo di Roiphe, malattia inesistente inventata dal grande Cronenberg e tema principe del suo primo romanzo horror “Consumed“.

Fotografia: le inquadrature sono ravvicinate, cosa che fa apprezzare di più un cortometraggio girato in un ambiente piccolo. La qualità delle immagini sono ad alta definizione e i particolari molto curati. Il colore principale è il blu e sapete quanto adoro questo genere di filtro.

Recitazione: il film è girato con soltanto 3 attori: Francesco Querci (l’infetto), Leonardo Battaglia e Cristina Florio (i medici). La classica calata labronica si sente in tutte le frasi e, paradossalmente, riesce a dare credibilità alla trama. Calcolando che il contagio sia avvenuto in tutto il mondo è logico che un livornese parli livornese. L’abbozzata dizione fa scorrere bene il film, non risultando (come spesso accade), uno stupro per le orecchie degli spettatori.

 

Una nuova generazione di attori, registi e sceneggiatori sta nascendo…

Che sia proprio dalla mia città che partirà l’Apocalisse?

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2 pensieri su “FLU. Zombie a Livorno.

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