Il Gatto Di Mezzanotte. Capitolo 3: The Call Of Ethan Carter

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Questo è il terzo di una serie di dodici articoli, scritti in collaborazione con Cronache Del Gatto Sul Fuoco, dedicati ad alcuni dei famosi titoli del genere horror.

Quando abbiamo deciso di scrivere un articolo che, in qualche modo, riuscisse ad integrare le ambientazioni Lovecraftiane in un videogioco horror mi sono subito saltate alla mente diverse scelte.

Il problema, come in ogni post, è quello di riuscire ad essere originale senza cadere nei cliché del classicismo videoludico: mi sono trovato quindi ad escludere capolavori come Silent Hill (di cui avevo già parlato nel primo capitolo del Gatto di Mezzanotte) e altri titoli malamente riusciti quali “Call Of Cthulhu: Corner Of The Earth” e altri giochi indie basati sul gioco di ruolo ad esso collegato.

La scelta più ovvia, dunque, risultava uno dei videogiochi che sto personalmente provando in questo periodo: The Vanishing Of Ethan Carter.

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Questo piccolo capolavoro prodotto da un Team Polacco di programmatori chiamato The Astronauts, riesce ad integrare quanto di malato ci possa essere in una classica avventura del famoso gioco di ruolo “The Call Of Cthulhu“, eliminando alla base ogni presenza di mostri e abomini ma mettendoci fin da subito contro la nostra paura più recondita: la violenza insita nell’uomo.

“Questa è un’esperienza di gioco narrativa che non ti conduce per mano”: è la prima frase che ci appare sullo schermo nero all’avvio del gioco. The Astronauts ci mette alle corde fin dai primi istanti, gettandoci come un ferro vecchio in un’ambientazione dai temi onirici, senza nessuna spiegazione, senza un tutorial, senza niente di niente che ci possa aiutare a capire come funziona il gioco stesso.

Trama: impersoniamo il detective Paul Prospero alla ricerca del piccolo Ethan Carter che gli ha scritto una lettera d’aiuto prima di sparire nel nulla. Di Paul Prospero non sappiamo assolutamente nulla oltre al fatto che questa sarà la sua ultima indagine prima di andare in pensione per sempre. Una trama dunque molto semplice, la base di ogni buon “noir” che si rispetti. Quello che scopriremo sui segreti della cittadina nella quale ci siamo recati, la magnifica Red Creek Valley, sarà raccapricciante, con storie che vanno dagli omicidi ai riti di evocazioni di un’antica divinità, passando per sacrifici umani e vecchie megere.

Gameplay: l’intera avventura è in soggettiva, cosa che aumenta a dismisura l’esperienza interattiva. Lo scopo sarà quello di scoprire indizi qua e là per le vastissime aree esplorative, alla ricerca della verità sul passato della florida cittadina dalla quale, tutti gli abitanti sembrano essersi dissolti nel nulla. Ad aiutarci ci sarà il potere ESP del Detective Prospero, quello che lo ha sempre aiutato a risolvere ogni tipo di caso: una volta raccolte tutte le prove e premendo un apposito tasto, il mondo reale si squarcerà in due portandoci in un mondo passato, nel momento stesso in cui l’assassinio in questione sta per essere commesso. Il mondo ci apparirà con colori in tonalità di blu/grigiastro e, le persone coinvolte nel caso, brillanti come fantasmi. In quel momento noi saremo soltanto osservatori immobili e, tra dialoghi e ottime inquadrature dei dettagli, riusciremo a capire come sono realmente avvenuti determinati momenti fulcro del gioco.

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Questo è il momento in cui il nostro spirito entrerà nel mondo del passato.

L’esperienza di gioco, pur essendo corta (circa 5/8 ore di gioco), risulta comunque molto appagante e soddisfacente sotto diversi aspetti, primo tra tutti riuscire a portare a compimento la trama principale e scoprire che fine ha fatto Ethan Carter. Ci sono pochissimi tasti da premere: uno per correre, uno per raccogliere gli oggetti, uno che si sbloccherà soltanto quando potremmo entrare nel mondo del passato. Tutto questo aiuta il giocatore a restare tranquillo, cullato dal rumore del vento e dello scroscio dell’acqua sulla diga di Red Creek Valley, contornato da musiche sporadiche di canti gregoriani o brevissimi assoli di pianoforte e violino. L’unica pecca del gioco è l’Autosave: non potremmo scegliere noi quando salvare a nostro piacimento, ma dovremmo raggiungere dei Checkpoint (non ben specificati) in modo che il sistema salvi in automatico. Questa cosa rischierà di farvi smettere immediatamente di giocare quando, ricaricando un salvataggio, potreste scoprire che il gioco non vi ha salvato un bel niente. Secondo il team Polacco questo fattore aumenta l’esperienza di gioco e ha dichiarato apertamente che “…E’ già tanto che abbiamo messo la possibilità di salvare! I migliori videogiochi erano quelli che si potevano finire in una giornata, senza bisogno di supporti di memoria che ci permettessero di ritornare a giocare quando volevamo, interrompendo la nostra esperienza videoludica. E’ come un film thriller. Mettere pausa a metà film per poi riprendere la sua visione in seguito rovina tutta la suspense che ci siamo creati fino a quel momento…“. Sembra che però il team Polacco abbia fatto un passo indietro: per adesso il videogioco esiste soltanto per PC ma è stata confermata l’uscita anche per PlayStation 4 a metà del prossimo Febbraio, in cui sembra che ci sarà la possibilità di salvare a nostro piacimento oltre all’inserimento di altri casi da risolvere aumentando la durata del gioco a circa 15 ore. Staremo a vedere…

Grafica: personalmente considero questo titolo come l’avventura grafica con la più alta risoluzione della storia. Ogni dettaglio è studiato nei minimi particolari: dalle textures dei riflessi nell’acqua iperrealistici alla più alta qualità dei fondali. E’ come giocare dentro una fotografia! Non a caso, per lo sviluppo del gioco, un team di esperti fotografi hanno ricreato in 3D le oltre 39.000 fotografie scattate nelle montagne polacche. Ovviamente è un gioco che richiede un’ottima Scheda Video che riesca a supportare i dettagli elencati.

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Particolare della cittadina di Red Valley Creek.

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Il Team di fotografi al lavoro…

Conclulsioni: The Vanishing Of Ethan Carter sarà sicuramente un titolo che farà parlare molto di sé. Pur essendo un gioco “indie“, ha tutte la carte in regola per diventare un grande classico nel genere delle avventure grafiche. Il fatto che la Sony abbia richiesto un adattamento di esso sulla più importante console della New Generation (che è la PlayStation 4), ci fa ben sperare. Il fatto di essere considerato un videogioco horror risulta però un azzardo al genere stesso: mancano le componenti primarie per renderlo tale. L’atmosfera è molto onirica ma poco inquietante e i casi da portare a termine sono delle ottime idee per un thriller o un noir ma non per un horror. Non che l’horror in un videogioco sia obbligatoriamente mostri o fantasmi, ma forse potremmo inserire questo capolavoro grafico in una corrente più astratta e più malata come quella di Lars Von Trier (nel cinema) o, appunto, Lovecraft (nella letteratura). E’ il classico titolo che è difficile da descrivere ma ottimo da giocare. Ogni parola spesa a favore o a sfavore di esso risulterebbe troppo restrittiva. Ah… e dimenticavo: nel gioco c’è anche una piovra gigante… che sia proprio Cthulhu?

Non avendo trovato un cortometraggio che richiami in qualche modo l’atmosfera del gioco, vi lascio con il suo trailer di lascio ufficiale presentato al Gamescom 2014 che ha lasciato affascinati migliaia di spettatori:

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3 pensieri su “Il Gatto Di Mezzanotte. Capitolo 3: The Call Of Ethan Carter

  1. Pingback: » Il richiamo di True detective

  2. La scelta dell’autosave a checkpoint, senza altre possibilità, mi arriva come una doccia freddina riguardo un gioco che mi incuriosisce molto – un amico mi spoilerò varie cose (sono immune all’effetto rovinatore dello spoiler) e mi ha incuriosito molto.
    A ogni modo, quando avrò esaurito una coda di giochi lunga qualche centimetro di dvd, lo comprerò di sicuro 🙂

  3. Pingback: Il rapporto fra True Detective e il richiamo di Cthulhu

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