Playing With The Devil. Il Giappone Ispira L’America.

Per iniziare col botto questo nuovo anno ho deciso di recensire un cortometraggio che mi ha fin da subito attratto:

Playing With The Devil“, di produzione Americana, più precisamente della Vacancy Pictures dello Utah, affonda le sue radici nel mondo del cinema con l’uso dell’espediente più antico di sempre: la TRUE STORY.

Il video si apre infatti con la seguente scritta: “Based on true accounts from the Japanese ritual Hitori Kakurembo“.

Il seguente rituale è meglio conosciuto in occidente con il nome di “One-Man Hide And Seek” o “One Man Tag” ed è una delle centinaia di varianti del “Gioco di Mezzanotte“. Questo rituale è uno dei più antichi per mettersi in contatto con i morti.

Prima di iniziare con la spiegazione del rituale voglio spendere due parole sul cortometraggio (anche se parla da solo). I filtri usati e i tagli sono cinematografici. E’ come se ci trovassimo davanti ad una produzione molto più grande del film spazzatura “Annabelle“, anche se minimamente omaggiato dall’utilizzo di una Raggedy Doll (come l’Annabelle originale). Le tre attrici Valerie Treuherz, Rachel Frain e soprattutto la piccola Jessica Hadlock, danno prova di una potenza recitativa al limite del possibile. Il regista Nick Stentzel, riesce a rappresentare in pochi minuti l’ansia del Gioco di Mezzanotte, alimentandola fino alla scena finale del corto. Pur essendo ormai sei mesi che recensisco cortometraggi, non riesco ancora a non restare impressionato da queste piccole produzioni e dalla violenza con cui possono entrarti dentro. Non a caso, anche “Playing With The Devil“, ha vinto innumerevoli Awards e riconoscimenti in giro per il mondo.

Per capire in pieno questo gioiello però mi sono voluto concentrare non tanto sulle scene del corto, quanto sulle regole del gioco, ed ecco quali sono le più importanti:

  1. Prima di tutto abbiamo bisogno di una bambola di pezza la quale, una volta svuotata dal contenuto, va riempita nuovamente con riso e con le unghie tagliate di chi vuole partecipare al rituale.
  2. Una volta ricucita la bambola, con un filo rosso, portiamola in bagno dove la adageremo sull’acqua di una vasca piena.
  3. Come ultima cosa riempiamo un bicchiere di acqua salata, andiamo a nasconderci e poggiamo il bicchiere per terra.

Qui aspetteremo l’inizio vero e proprio del gioco/rituale/nascondino malato seguendo altre regole:

  1. Diamo un nome alla bambola e, una volta arrivati alle ore 3 del mattino, pronunciamolo tre volte.
  2. Spengiamo tutte le luci in casa.
  3. Nascondiamoci e contiamo fino a dieci con gli occhi chiusi. Una volta arrivati a 10, corriamo verso il bagno con un paio di forbici in mano e pugnaliamo la bambola gridando “Ti ho trovato (nome della bambola)”.
  4. Prendiamo la bambola e poggiamola sul lavandino del bagno dicendo “Ora tocca a te (nome della bambola)” e corriamo più veloci che possiamo a nasconderci nuovamente.

Adesso inizia il divertimento perchè saremo noi a cercare la bambola:

  1. Teniamo in bocca mezzo bicchiere di acqua salata, senza mai sputarla o berla. Una volta fatto questo usciamo dal nostro nascondiglio e andiamo alla ricerca della bambola che, molto probabilmente, non sarà più nel luogo dove l’abbiamo lasciata.
  2. Una volta trovata la bambola, usiamo il restante mezzo bicchiere d’acqua per rovesciarlo su di lei. Poi sputiamo anche l’acqua che abbiamo in bocca sopra la bambola.
  3. Gridiamo “Ho vinto” per tre volte.
  4. Il rituale adesso dovrebbe essere finito ma, per esserne sicuri, asciughiamo la bambola, diamole fuoco e seppelliamola.

Il gioco sembra non avere senso, ma durante la foga del rituale è possibile che qualcosa vada storto ad esempio:

  1. Sputare o bere l’acqua salata è una delle cose più facili che succedano. Questo impedirà di chiudere il rituale e saremo possibili bersagli dello spirito intrappolato nella bambola.
  2. Non uscire di casa una volta iniziato il gioco. Questo comporterà la tua morte immediata.
  3. Ricordarsi di spegnere tutte le luci di casa e di rimanere in silenzio mentre siamo nascosti. Del resto è un nascondino con il morto, non una passeggiata sul lungomare.
  4. Tenere a portata di mano un telefono cellulare perchè è possibile che, anche una volta finito il rituale, si rimanga intrappolati in casa. In quel caso potremo chiamare aiuto immediato.

Il gioco è totalmente sconsigliato da effettuare con bambini, donne incinta, persone facilmente impressionabili e possibili medium o canalizzatori di energia spirituale.

Leggendo qua e là sulla rete si trovano moltissime storie e molti racconti di persone che hanno rischiato la vita facendo questo gioco. Ovviamente, come Creepypasta è molto famoso e sono molto diffuse anche le loro varianti. Nonostante tutto, il rituale Hitori Kakurembo (che in giapponese vuol dire “Nascondino da soli“) esiste davvero ed è stato uno dei primi modi usati dai Giapponesi per comunicare con gli spiriti. Ci sono notizie che risalgono a più di 1500 anni fa. L’utilizzo della bambola, in ogni cultura, ha sempre rappresentato una specie di alter-ego dell’uomo, un involucro vuoto nel quale racchiudere l’anima di un defunto o di uno spirito, malvagio o benevolo che sia. La bambola la troviamo nel Woodoo, nella Santeria, nei rituali Masai in Africa, e nei canti sciamanici dei Nativi Americani.

Vi saluto e vi do appuntamento al prossimo post, sperando che la troppa curiosità non vi faccia cadere nella rete dei Demoni.

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