HI. Saluti Da Mumbai.

Come avete passato le feste? Spero bene!

Mi scuso in anticipo per aver drasticamente rallentato la pubblicazione degli articoli, ma vi giuro che sono oberato da impegni familiari e lavorativi.

Mi sono accorto, scorrendo semplicemente sulla home del blog, che è dal 2 Dicembre che non faccio una recensione su un cortometraggio. Per questo, ho deciso di presentarvi un corto che presenta moltissime scene disturbanti che lo rendono decisamente perfetto.

Ecco a voi, “HI“:

E’ la prima volta che mi trovo a contatto con un film di produzione Indiana, non perchè non ce ne siano (anzi…), ma perchè esistono diversi fattori che me li hanno sempre fatti scartare dalla lista delle recensioni. Il primo è perchè, purtroppo, gli Indiani riescono a “Bollywoodare” ogni cosa che fanno. La loro impronta colorata, spesso crea un prodotto che cade nell’assurdo, trasformando un possibile ottimo spunto in qualcosa di grottesco e malamente interpretato. Il secondo motivo è che non conosco la cultura Indiana. Per esaminare un qualsiasi prodotto cinematografico c’è bisogno di scavare a fondo per trovare la sua radice primaria. Nel mio caso è l’horror e, in Oriente, c’è la buona usanza di ispirarsi alla cultura popolare fatta di mostri leggendari, maledizioni e leggende metropolitane. Mi è capitato di trovare cortometraggi Indiani di buona fattura che si rifanno, però, a qualche creatura nata dalla storia del loro paese. Quella storia con la “S” maiuscola. Per riprendere il mio ciclo di recensioni ho preso questo cortometraggio e ho cercato di analizzarlo, non tanto per il tema trattato, ma per le singole scene che, personalmente, ho trovato davvero molto inquietanti e stracolme di significati eterei e ancestrali.

Via allora alle mie famose scalette che, ormai da qualche mese, sono una specie di segno distintivo del mio Blog:

  1. Oh Mio Dio!!! C’è Monica Gill!: il mondo del cinema è sempre stato pieno di belle ragazze. Attrici di ogni razza e colore ci saettano davanti ogni volta che guardiamo un qualsiasi film. Alcune le ameremo. Altre ci attrarranno soltanto per le loro forme sinuose o per le loro curve mozzafiato. In questo cortometraggio però possiamo saggiare quella che, per me, è una tra le donne più belle dell’intero pianeta: Monica Gill. Per chi non la conoscesse, Monica, è stata la vincitrice del concorso “Miss India Worldwide” nel 2014. Questo concorso è una specie di Miss Italia, al quale però si possono iscrivere tutte le ragazze di discendenza Indiana sparse in giro per il mondo. Monica, infatti, vive in America ormai da anni. La sua interpretazione in questo cortometraggio funziona abbastanza bene. Non posso dire che sia sopraffina, ma è comunque una discreta prova recitativa.
  2. Jump Scares o No?: le prime scene del corto mi avevano per un attimo tratto in inganno. Dalle inquadrature dell’ascensore, che lasciano intravedere la figura nera del fantasma, aveva tutti i presupposti per essere un banale Jump Scares Movie, di quelli che ti fanno saltare sulla sedia e che non ti lasciano niente se non una grandissima delusione. Circa il 90% dei film che vediamo in questi anni al cinema, appartengono a quella triste categoria. Questo susseguirsi di scene lente e scene veloci, ti fanno quasi aspettare l’urlo della protagonista, cosa che avrebbe rovinato totalmente questa piccola pellicola. Pur essendo un prodotto semi-amatoriale, prodotto dalla “KISHORE NAMIT KAPOOR ACTING INSTITUTE” di Mumbai che altro non è che una scuola di recitazione, riesce a sorprendere sotto molteplici aspetti.
  3. Il Bello Del Sottinteso: la trama si sviluppa usando il perfetto espediente del “sottinteso”. Il regista fa scorrere le scene come se lo spettatore sapesse già di cosa stiamo parlando. Perchè la Dottoressa Ghosh vede il fantasma di quella donna? Cos’è successo prima dell’inizio del corto che viene mostrato? Come finirà il film? Sono tutte domande che ci facciamo, alle quali però, non avremo mai risposta. Questo è un tipo di sceneggiatura che andava molto di moda negli anni ’90 e che ha sfornato moltissimi classici della cinematografia di ogni genere. Questo tipo di film hanno lasciato spazio a quelli moderni che sono ripieni di “spiegoni” (come se un film horror avesse davvero bisogno di spiegazioni?!). Lo spiegone a fine film toglie ogni tipo di interrogativo, spezza la nostra interpretazione e fa sì che, una volta usciti dalla sala del cinema, tutto quello che abbiamo visto si dissolva nel nulla, come se per 2 ore avessimo visto soltanto polvere. Personalmente io preferisco gli interrogativi. Voi? Apprezzerei che qualcuno mi scrivesse le proprie idee tra i commenti.
  4. Le Scene Madre!: ci sono due scene che mi hanno appassionato in maniera particolare, ognuna delle quali per motivi molto diversi tra di loro. La prima è quella nella quale, le lettere calamitate sul frigorifero, formano la parola “HI”. L’ho trovata un evidente richiamo al film “Amityville Horror“. La seconda è quella del ponte/pontile. Questa scena mi ha dato i brividi. Usare un ponte interrotto per dividere i due mondi (vita/morte) ha un che di geniale ed, al contempo, è di una semplicità spiazzante. E’ la scena madre del cortometraggio nella quale si intuisce che la Dottoressa Ghosh, probabilmente, non è riuscita a salvare la vita della bambina. Durante un’operazione? Per una diagnosi sbagliata? Non ci è dato saperlo. E qui si ritorna al punto 3 della lista…
  5. Claustrofobia Portami Via.: altro punto focale è la scenografia del corto. Tutto si svolge all’interno di un appartamento. Le classiche fughe degli horror movie di Serie A, sono assolutamente impossibili. Come spesso è successo in altri cortometraggi che ho recensito, che sia per un fattore economico o per una scelta stilistica, il tutto si svolge nell’abitazione della protagonista. Questa violazione della privacy, che impedisce di sentirci al sicuro anche nella quotidianità domestica, fa crollare ogni tipo di tranquillità, portandoci verso la pura follia. In questo corto, anche le luci giocano un ruolo speciale nella prospettiva delle inquadrature. La luce fioca lascia intravedere quel qualcosa che ossessiona l’attrice portandoci a chiedere se ci sia davvero un fantasma o se siano semplici allucinazioni. Del resto, la Dottoressa, è sotto effetto di pillole (psicofarmaci?), che potrebbero dare allucinazioni visive e uditive. Il finale aperto, inoltre, aggiunge quel senso di incompleto che non svelerà mai del tutto il corto senza lasciare, però, nessun tipo di amaro in bocca.

C’è anche da dire che il regista, Bahaish Kapoor, non è certo uno alla prima esperienza cinematografica. Sempre in ambito di Short Movie, con il suo corto “The Recurring“, sempre in genere horror, ha vinto diversi premi tra i quali il “48 HOUR FILM PROJECT” di Mumbai del 2014. Un altro corto Indiano che probabilmente recensirò in futuro.

Questo 2014 è stata un’ottima annata, sia per i corti che per me. L’apertura di questo blog mi ha dato soddisfazioni che neanche minimamente potevo immaginare. Ringraziamenti da varie parti del mondo, chiacchiere con registi e attori, nuove amicizie di grosso calibro. Avere persone che seguono quello che scrivo mi dà una forza incredibile. Vedere alcuni dei propri articoli apparire come PRIMI nelle ricerche di Google, sono alcune tra le soddisfazioni più grandi che qualcuno possa ricevere. Ma come dice il buon vecchio Ben Parker “Da grandi poteri, derivano grandi responsabilità!, ed è per questo che probabilmente voi, miei lettori e seguaci, chiederete sempre di più.

Ma il caro Uomo di Mezzanotte è sempre qui, pronto ad ascoltarvi. Nascosto dentro un armadio. Strisciante sotto il vostro letto. Nascosto nella vostra ombra…

Buona fine e buon inizio.

Ci vediamo nel 2015!!!

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Un pensiero su “HI. Saluti Da Mumbai.

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