Tutta Colpa Di Un Frisbee. By Briciolanellatte

Mi scuso in anticipo per non essere riuscito a pubblicare, come da consueto, il post della rubrica “Quel Post In Cantina” il primo di Novembre.

Purtroppo per vicende personali, sono riuscito a farlo soltanto oggi.

Questo terzo appuntamento, come da accordi, termina la serie di 3 racconti scritti dalla mano esperta di Briciolanellatte. Personalmente ho adorato questa breve storia. Forse il più bello e il più completo tra i 3 racconti scritti in precedenza. Qui abbiamo un’apertura, un centro incalzante e un finale spettacolare. Il tema dell’horror classico, molto vicino ai film degli anni ’90, riesce a trasportare il lettore in un mondo perfetto per una storia Creepy. Benvenuti ancora una volta nel mondo di Briciolanellatte:

“TUTTA COLPA DI UN FRISBEE”

frisbeeE’ stata tutta colpa di un frisbee. Giocavo con mio nipote in giardino quando è successo. Glielo lanciavo piano, perché i riflessi del piccolo, si sa, sono quel che sono. Ed è stato durante uno di questi tiri che il frisbee arancione ha preso un colpo di vento, proprio dal basso verso l’alto, ed è volato dietro casa. Il nipote si è messo a piangere, così forte che mia moglie è uscita di casa, furibonda, per vedere cosa fosse successo. Poi lei gli ha promesso un gelato e masticando tra i denti, nella mia direzione, un ‘sei sempre il solito’ ha portato dentro con sé il piccolo. Così sono rimasto in giardino, incerto se rientrare o no anch’io, visto che si faceva sera; oppure andare a prendere il frisbee. Pensando però che se riportavo il giocattolo forse il bambino avrebbe smesso di frignare mi sono diretto sul retro. In realtà dietro casa non ci ero mai stato.

Una siepe alta e spinosa di pyracantha me lo ha sempre impedito. Una siepe che non è neppure aggirabile, visto che finisce là ove iniziavano le recinzioni dei vicini. Per passare dall’altra parte, insomma, occorreva prendere l’auto, fare il giro del paese, prendere la vicinale tutte curve e alla fine, dopo mezz’ora, arrivare alla casa dalla parte del bosco.

Impensabile.

Volli allora ispezionare palmo a palmo tutta la siepe alla ricerca di un qualche varco, caso mai se ne fosse creato uno in tutti questi anni; e, cercando con attenzione, mi accorsi che proprio a una ventina di metri verso est, semi nascosto dal tronco di un leccio, c’era un cespuglio bruciato dal freddo. Non sarebbe stato difficile scostarlo e intrufolarsi dall’altra parte. Guardai l’orologio. Ma sì, pensai, faccio in un attimo e torno indietro. Oltrepassai l’arbusto, ma, anziché trovarmi nel bosco, mi vidi la strada sbarrata, a distanza di circa un metro, da un’altra fila di cespugli lunga e parallela alla prima; percorsi il corridoio per tutta la sua lunghezza, sperando di trovare un’uscita verso l’esterno, ma mi imbattei invece solo in una piccola radura. Cercai per un po’ senza successo il frisbee e stavo per rinunciare quando sentii dire:

«Ma guarda chi si vede!» Mi voltai e notai nella penombra qualcosa di incerto e confuso. Mi avvicinai. Appoggiato a un albero c’era un uomo, malfermo, in avanzato stato di decomposizione: la pelle era livida e gonfia sul cranio, in parte scoperto, mentre i vestiti si presentavano laceri e tesi sul corpo deformato dalla morte. Gridai. Gridai con tutte le mie forze, ma non mi uscì nessun suono.

«Non mi dici nulla?» mi fece ancora quello.

«Dopo tanto tempo sei solo capace di fare quella faccia?» Retrocessi di qualche metro in preda a conati di vomito.

«Scusami» mi disse in modo appena percettibile. «Non volevo spaventarti; ma è che non ce la faccio a restare a lungo sottoterra, anche se dove mi hai messo tu non è poi tanto malaccio; è asciutto e riparato e abbastanza lontano dagli animali del bosco; ogni tanto però sento la necessità di uscire, proprio per sentire quest’aria fine e fresca, che tanto mi manca, anche se non riesco più a respirarla. Ma non ti preoccupare, adesso ritorno buono buono nella mia buca, non ti voglio dare fastidio.»

«Come sarebbe a dire che ti ci ho messo io?» gli ho chiesto non pensando che non sarei riuscito a parlare.

«Te lo sei già dimenticato? Mi hai ucciso tu, una sera. È stato un incidente, lo so bene. Non dovevo prendere il motorino, alla mia età e poi, a dirla tutta, avevo bevuto davvero troppo quella volta. E forse la fine che si deve fare a vivere soli, senza affetti e senza amici. E così, di ritorno a casa dall’osteria, mi hai preso in pieno con la tua macchina.»

«No… non ricordo nulla» gli ho detto sincero.

«È successo una decina d’anni fa. Hai pensato bene di seppellirmi qui, dietro questi cespugli che hai piantato apposta per separare la casa dal bosco. Forse mi volevi tener d’occhio, chissà, o forse volevi solo darmi una sepoltura tranquilla. Ma dai, non fare quell’espressione: non è stata tutta colpa tua, te l’ho detto: ero vecchio e me la sono cercata. Solo che quando mi hai seppellito ero solo ferito; sì, mortalmente ferito, ma ancora vivo. Avresti potuto aspettare una decina di minuti, non ne bastavano di più e sarei morto da me. Solo che tu avevi fretta. Fretta di nascondere ogni traccia di quello che avevi combinato e di tornare a casa dalla tua deliziosa famiglia. È per questo che ogni tanto ancora me ne vengo fuori; non riesco a togliermi la sensazione della terra nell’esofago e nei polmoni, anche se probabilmente non ho più né l’uno né gli altri; e poi è come se fossi morto solo un po’ o non del tutto, insomma…»

Nell’aria sentii in quel momento che mia moglie mi chiamava. Forse lo faceva da qualche minuto perché udii solo qualche spezzone di frase.

«Vai…» mi ha detto allora l’uomo «è ora di cena. Non vorrai mica farli stare in pensiero?» Mi voltai, ma senza riuscire a muovermi veramente.

«Non ti dimenticare il frisbee, ce l’hai appena dietro di te» mi disse lui nella semi oscurità. Notai la macchia arancione sotto le foglie; lo raccolsi e, senza più girarmi, mi allontanai senza far rumore.

Ma nel buio feci appena in tempo a sentire: «Vienimi a trovare qualche volta, se puoi. Tanto sono sempre qui.»

 

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Appuntamento il 15 Novembre, per il terzo capitolo di “Il Diario“, il racconto di Arianna Colomba (Mappe Di Paura Blog)

Buon Weekend a tutti.

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2 pensieri su “Tutta Colpa Di Un Frisbee. By Briciolanellatte

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