The Whistler

Oggi, invece di darvi notizie sul corto che sto per presentarvi e sui suoi attori/regista/produttori, voglio fare di esso un’analisi accurata.

Uscito la notte di Halloween del 2013, The Whistler è un ottimo corto che, grazie  alle sue ottime pensate, ci può dare l’idea di come riuscire a produrre un film a costo zero.

Prendiamo in esame i vari punti che riescono a fare, di The Whistler, un prodotto funzionante:

  • La Quotidianità
  • La Fobia
  • Il Finale Perfetto

1) Il corto si apre con scene, banali e ripeto banali, perchè non ci sono preludi a quello che sta per succedere.

E’ un giorno normale, in un’appartamento normale, con persone normali.

La caratterizzazione dei personaggi è data in pochissimi flash, lasciando molto tempo allo svolgimento dei fatti.

La protagonista femminile è la classica ragazza della porta accanto. Il protagonista maschile è il fidanzato comune, che si diverte a fare scherzi alla compagna, ed è carino vedere come si comporterebbe una coppia “normale” di fronte ad un accadimento “normale”.

2) La fobia rende ancora più vero il cortometraggio. Ognuno di noi, ha una sua fobia, una sua paura primordiale su una situazione, su un animale, su un oggetto.

La scelta dell’uso di un pagliaccio, nel film “IT”,  aumenta la nostra paura perchè una grossa percentuale di persone al mondo, soffre di COULROFOBIA.

In The Whistler, la paura degli uccelli (Ornitofobia), ci permette di sentirci più vicini agli accadimenti che sconvolgo la protagonista.

3) Il finale del corto è, a parere personale, un’ottima trovata. Il trucco fatto a regola d’arte, ci permette di lasciar perdere del tutto gli effetti speciali. Siamo troppo abituati a trovare in un film horror l’apparizione del “mostrillo”, l’effetto nebbia, la trasparenza e i morphing, che vedere che una scena può rendere meglio senza di questi espedienti, ci spiazza del tutto. Prendo come esempio la serie tv di “The Walking Dead”. E’ una serie che dal punto di vista di fotografia colpisce, proprio perchè non abbiamo i classici effetti speciali alla “Io Sono Leggenda” o “28 Giorni Dopo”. Abbiamo un’equipe di truccatori e maestri del lattice che rende vero l’impossibile. E’ per questo motivo che un altro famoso corto metraggio come “LIGHTS OUT” (e si, prima o poi parlerò anche di lui), funziona. La paura è insita dentro di noi, quindi basta giocare un po’ con le fobie, per far sì che emerga dal profondo.

La mano che vediamo alla fine di The Whistler è una comune mano, con effetti di body painting e l’applicazione di unghie finte.

Il taglio netto dell’inquadratura a fine film, ci lascia vari interrogativi: la protagonista morirà? Qual’è il significato della piuma che viene lasciata sui suoi capelli? Quella “cosa” con la mano artigliata, cos’è?

Vi ho quindi spiegato come un cortometraggio o una web series, possa essere realizzata a basso budget.

Infine il regista del corto è Bryce James McGuire, regista americano alle prime esperienze che ha realizzato anche un altro short, del quale palerò più avanti.

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